IL VALORE DELLA COMPASSIONE E LE CLASSIFICHE DELLA SOFFERENZA

IL VALORE DELLA COMPASSIONE E LE CLASSIFICHE DELLA SOFFERENZA.


Il 29 novembre, ore 22:15 (ora locale), precipita in Colombia un aereo con a bordo 77 passeggeri, sembra per un guasto grave all'impianto elettrico. Parte dei passeggeri sono il Chapecoense, la squadra brasiliana di serie A (chiamata affettuosamente il Chape, dai tifosi). Muoiono 71 persone. I superstiti sono 6, tra questi 3 giocatori della squadra: un terzino, un difensore e il portiere. Sembra che le notizie relative alle condizioni di salute siano queste: il terzino rischia la paralisi dalla vita in giù, per una lesione alla decima vertebra dorsale; il difensore riporta gravissimi danni cerebrali; al portiere viene amputata una gamba.

Poco più di due settimane fa ho visto un video in cui si riprendeva l'interno di una sala di puericultura di un ospedale di Aleppo Est, dopo un bombardamento con i gas al cloro: all'interno della sala le termoculle incubatrici con i corpicini senza vita dei neonati. Due donne, con le maschere antigas abbassate sul collo, estraggono i corpicini dalle termoculle, si abbracciano e piangono disperate.

Potrei andare avanti e lo sapete.

Ho sentito persone, esseri umani, che facevano le solite "classifiche della sofferenza": ma cosa vuoi che ci importi della squadra di calcio che muore...senti cosa sta succedendo ad Aleppo...e poi quelli se la sono fatta la loro vita in mezzo al lusso e ai piaceri...
Ho sentito commenti inqualificabili su quello che succede in Siria adesso riassumibili in: vedi cosa succede a credere in Allah...?

Questo atteggiamento, inumanamente e disumanamente giudicante, in programmazione neuro-linguistica, è chiamato "performativa perduta": la traduzione viene dalla linguistica inglese. Il giudizio comporta in effetti la cristallizzazione di un aspetto delle situazioni composto da pochissime variabili: quelle che la persona, che in quel momento sta esprimendo il giudizio, è in grado di processare simultaneamente e che ha voluto includere nella sua mappa del mondo del momento. In base a quelle poche variabili cristallizzate si esprime il giudizio: una lama che, quando tocca noi, ci fa rabbrividire per la crudeltà.

Galimberti ha sottolineato come, a causa dell'arrivo di quantità insopportabili di brutte notizie attraverso i media, la parte più umana e creativa del nostro cervello ha dovuto letteralmente imparare a trattenersi dal reagire sia fisicamente (non si può andare ad aiutare persone così lontane da noi senza sconvolgere e stravolgere la nostra vita) sia emotivamente (la portata della sofferenza che percepiamo è tale che, unita alla nostra impotenza, ci schianterebbe all'istante in una depressione senza fine...e comunque, pensateci,,,,da dove potrebbe derivare tanto male di vivere nella nostra società supertecnologica e superinformata?).
A forza di trattenerci diventiamo apatici e perdiamo la COMPASSIONE e sostituiamo la compassione con il GIUDIZIO: è una vera e propria difesa.

E sia.

Ma è veramente necessario?

E' veramente necessario spogliarsi del tutto di una caratteristica che è alla base della nostra evoluzione civile? Una caratteristica presente in animali diversi da noi, per esempio quando una cagnetta allatta anche i micini senza mamma?

Quanti di noi, teletrasportati vicino al letto di ospedale del portiere brasiliano, ormai senza una gamba, vedendolo piangere e chiedere cosa sarà della sua vita ora e sentendolo dire che preferirebbe essere morto con gli altri...quanti di noi piangerebbero anche loro? Quanti di noi, a quel punto, comincerebbero discorsi di consolazione e incoraggiamento, senza minimamente pensare al fatto che il portiere potrebbe essere più ricco o più povero o altre minchiate del genere?
E se, di punto in bianco, venissimo teletrasportati dal letto del portiere all'ospedale di Aleppo, vicino alle due donne che si abbracciano e piangono tenendo i corpicini dei neonati morti, quanti di noi piangendo le aiuterebbero nel loro lavoro triste senza minimamente pensare che siano musulmane o meno?

(a chi tra di voi non stesse provando nulla suggerisco un ecocardiogramma urgente...potrebbe scoprire di essere già morto)

Quello che io suggerisco di solito è di cercare NOTIZIE POSITIVE, CURIOSITA' INCORAGGIANTI E INEDITE! E, VI PREGO, FATELO! ACCRESCETE LA VOSTRA CONTENTEZZA, LA VOSTRA FELICITA', LA VOSTRA VOGLIA DI FARE, IL VOSTRO AMORE!

MA QUANDO VI IMBATTETE IN NOTIZIE TERRIBILI, oltre ad iniziare a pulire e a lasciar andare questi ricordi angoscianti e dolorosi che si ripetono e si ripetono (mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo) evocate anche la COMPASSIONE. Per pochi istanti, ma evocatela.

PROVERO' COMPASSIONE TUTTE LE VOLTE CHE:
- dedicherò un minuto a pensare a cosa proverei al posto di quella persona che soffre
- dedicherò un altro minuto a pensare a cosa direi a quella persona che soffre
- dedicherò ancora un altro minuto a pensare a una cosa che potrebbe succedere e che risolleverebbe per un attimo il morale di quella persona
- dedicherò 30 secondi ad una piccola preghiera, se credo in qualcosa

ESPRIMERO' UN GIUDIZIO SOLO QUANDO:
- sarò troppo stanca e sfiduciata/stanco e sfiduciato a causa delle mie difficoltà e sarò io ad aver bisogno della compassione di qualcuno.

Per il significato e l'etimologia della parola COMPASSIONE:
http://unaparolaalgiorno.it/significato/C/compassione

Buon esercizio di compassione!

Piera Spagnolo


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