COLLATERAL BEAUTY: il binomio permesso/successo.

COLLATERAL BEAUTY: il binomio permesso/successo.

L’IMPORTANZA DEL PERMETTERE (e del permettersi).

Evitate di preoccuparvi: alla fine dell’articolo non avrò spoilerato nulla del film, tranquille e tranquilli ;-) :-D! E’ un film da vedere…e rivedere: andateci!

Come in film tipo “TUTTO SU MIA MADRE” oppure “ALLA RICERCA DI NEMO”, il successo dell’impresa è adeguato alla misura del permesso che ci si è dati di fare le cose. Intendendo per successo l’ottenere dei risultati che vanno ben oltre ogni più rosea aspettativa. Anzi, poiché si parte (in tuti i tre casi cinefili citati – Claudio Belotti sarebbe orgoglioso di me :-D) da situazioni di inimmaginabile (per molti) disperazione, il successo va oltre qualsiasi tipo di aspettativa. Perché non si ha più nulla da perdere, perché si è perso tutto: in quei casi, un figlio.

In TUTTO SU MIA MADRE, lei segue il cuore del figlio, donato dopo che il ragazzo muore in un incidente stradale. Lo segue: non le resta altro da fare che permettere a quell’evento terribile di impadronirsi completamente della sua esistenza. Tanto lo avrebbe fatto comunque. Lo segue, per poi tornare a casa con un figlio “nuovo”, un bambino in carne ed ossa, nato da quel cuore e, incredibilmente, dallo stesso padre del ragazzo: oltre ogni aspettativa.

ALLA RICERCA DI NEMO è per coloro che sono integerrimi, che mantengono una promessa data a tutti i costi e che, comunque, fanno fatica ad affidarsi e a fidarsi: come Marlin, il pesce pagliaccio padre di Nemo. La forza propulsiva del “permettere” è data dal voler mantenere la promessa a tutti i costi. Ed è un bene, perché è quella forza propulsiva che lo mette, ad un certo punto, di fronte alla scelta (e, quindi, alla decisione) di doversi affidare a qualcuno o di doversi fidare di qualcuno che non sia egli stesso: l’unica scelta, affinché la promessa venga mantenuta, è che permetta alle cose di accadere e agli altri di agire. Con risultati inimmaginabili! In questo caso il figlio può essere ritrovato, è vero, anche se in una situazione estremamente complessa e senza apparente via di uscita.

Il successo è dunque la bellezza collaterale di queste situazioni difficili e dolorose ed è qualcosa che si coglie solo al momento in cui si lascia andare, si mollano gli ormeggi, si cede….

….e si accede ad una prospettiva finalmente e completamente diversa della nostra “zona di conforto” (“comfort zone”), da cui magari si è temporaneamente usciti perché ormai assomigliava di più ad una “camera delle torture”: solo per osservare cosa l’altro può darci e/o può fare per noi. Perché  a quel punto diventiamo consapevoli che anche noi disponiamo di molte risorse ancora e sono proprio lì, nella nostra zona di conforto: solo in quel momento siamo in grado di riconoscerle come tali. E la vicinanza dell’altro è fondamentale per farci ritrovare la forza per rientrare e ristrutturare tutto in maniera che la nostra zona di conforto acquisisca una nuova bellezza!

Eppure….questo binomio permesso/successo (ripeto: successo inteso in senso non stigmatizzato)…e se ce ne ricordassimo un po’ più spesso? Se ne “approfittassimo” anche per risolvere i problemi cosiddetti minori, per prendere le decisioni più piccole (quelle che poi si scopre hanno il peso più importante nella nostra vita)? Senza aspettare che l’universo ci “sferri un pugno per fermarci” come scrive Alan Cohen in “Tutto il bello che c’è”? E se ci piazzassimo sulla soglia della zona di conforto una volta di più, così per gioco, permettendo a quello che c’è di nuovo per noi (e ce ne è sempre, promesso!) di entrare e sostituire, soppiantare ciò che dovremmo già smettere di usare, ciò che dovremmo rilasciare perché ormai inutile, non funzionale. Forse scopriremmo che….

…la bellezza collaterale è, nei piccoli come nei grandi casi della vita,  una resilienza totale, integra perché fondata sul più grande valore “positivo” (o “valore verso”): l’AMORE.

 

 


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